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In Italia il servizio di psiconcologia viene garantito solo a un paziente su cinque. L’80% dei malati di cancro è costretto a trovare da solo soluzioni o utilizzare strutture fai da te, grazie a volontari e a figure non sempre specializzate. Con gravi danni per la capacità di combattere la neoplasia e forti riflessi sulla qualità di vita sia del singolo che del familiare. Ma se sull'assistenza non mancano i problemi, sul piano scientifico l'Italia è ai primi posti. "Il nostro Paese è all’avanguardia in questo settore - spiega Gabriella Pravettoni, presidente del Congresso, docente di Psicologia delle decisioni presso l’Università degli Studi di Milano - e nel garantire ai malati il giusto supporto in una fase molto delicata, come sottolineano ormai centinaia di studi clinici pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali". La psiconcologia "è un servizio sempre più richiesto dal paziente e dai familiari, durante la fase della comunicazione della diagnosi, all’avvio del percorso terapeutico fino al follow up", aggiunge il Gianluca Vago, direttore Dipartimento di Oncologia dell’Università Statale di Milano.

"Purtroppo, ancora troppo spesso il diritto al supporto psicologico viene negato ai malati e ai caregiver oncologici", sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo). "Riceviamo di continuo lamentale per l’assenza di questa figura nei luoghi di cura, mentre numerose sono le associazioni di pazienti che garantiscono lo psiconcologo con fondi propri. Ma è ora di cambiare, anche se purtroppo le premesse non sembrano buone con un Piano oncologico nazionale che dedica davvero poco spazio e nessuna indicazione in termini di programmazione del servizio e di stanziamento di risorse per rispondere a questo imprescindibile bisogno di salute.

Lo psiconcologo è previsto anche nel nuovo Piano oncologico nazionale 2023-2027 approvato a gennaio in Conferenza Stato-Regioni. "I punti chiave di questo documento programmatico - spiega Saverio Cinieri, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) - sono prevenzione, percorsi di cura chiari ed omogenei, attenzione al malato e a chi lo assiste a 360 gradi. Senza dimenticare la digitalizzazione per snellire la burocrazia, l'assistenza sempre più domiciliare e integrata con l'ospedale, i servizi territoriali e i percorsi riabilitativi e mirati non solo al recupero fisico, ma anche al reinserimento nei luoghi di lavoro. Hanno un ruolo importante anche la formazione degli operatori sanitari e le campagne informative per i cittadini, il supporto nutrizionale e psicologico, l'ampliamento delle fasce di età per gli screening, le cure palliative a domicilio e il potenziamento delle coperture vaccinali".

"La nostra società scientifica ha sempre evidenziato l'importanza della prevenzione, la prima arma nel contrasto dei tumori, visto che il 40% dei casi può essere evitato agendo su fattori di rischio prevenibili - continua il presidente Aiom - L'altra importante questione, finora irrisolta, riguarda il potenziamento del territorio e la necessità di investire nell'assistenza oncologica domiciliare". Conclude Cinieri: "Avvicinare le cure alle persone ne facilita anche l'accessibilità, impatta sull'aspettativa di vita e favorisce risparmi per i pazienti, troppo spesso impoveriti dopo la diagnosi di tumore. In Italia meno del 70% delle Oncologie può contare sull'assistenza domiciliare. Ci auguriamo che l'adozione del nuovo piano rappresenti uno stimolo per migliorare i livelli di cura dei nostri pazienti".

24/07/2024

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